20 centesimi psichiatria

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Dal Disagio alla Psichiatria, le parole e i racconti che mancano
 
 
 
 
 
 
Ricorda che si possono scrivere eccellenti romanzi con
 
parole  da venti dollari, ma c’è più merito a scriverli con
                                                                   
                                                                    parole da venti centesimi”
 
                                                                                                                             H.Hemingway
 
 
 
 
 
È comune dire: “mi fa male la pancia” o “mi fa male la schiena”, come una cosa che capita a tutti. Chi lo dice, non si sente “strano” per questo, sa che verrà capito: comunica la sofferenza per chiedere aiuto, un po’ di comprensione o per la semplice necessità di condividere il proprio stato d’animo.  Quando però la sofferenza non ha una parte del corpo da indicare le cose cambiano: non si trovano le parole per descrivere il proprio stato, e la necessità di condividere si scontra con l’imbarazzo e la paura di essere emarginati. Il malessere della mente inizia dalla incapacità di dare un nome alle cose che ci accadono, si rimane soli in quel vuoto che si crea tra le parole pericolose della psichiatria e una sofferenza che non si può dire ed essere compresa.  Questo vuoto può essere riempito *-anche con le parole del quotidiano usate per dare il nome giusto alle cose che ci accadono. Narrare con semplicità aiuta tutti ad essere capiti e ad ascoltare meglio, riduce i pregiudizi sui disturbi mentali, favorisce la condivisione di stati d’animo come prima forma di cura, contribuisce alla prevenzione, a risparmiare denaro e sofferenze inutili.
 
 
Prendiamo alcune parole del quotidiano, mettiamole in ordine alfabetico e proviamo a raccontarle.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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